ZOOM / RETROSPETTIVE
tu amore mio non mi riconoscerai più perché sono diventato verde e ho smesso di essere io
10/11/2004 - da mercoledì 10 a venerdì 12 novembre 2004 h 21.15
pianoterra
(11 e 12 novembre matinée per le scuole)

tratto dal libro “Gli svergognati” di Delia Vaccarello (ed. La Tartaruga, 2002 )
di e con Maurizio Argàn
interventi di Nicola Matteini
con la partecipazione vocale di Valentina Capone, Gianluca Reggiani, Damiana Bertozzi Fraternali, Gian Vito Banzi
collaborazione musicale di Paolo Montebelli
costumi esclusivi Laboratorio Stlistico RicoSpose, Civitanova Marche
tecnici audio luci Mauro Baratti, Luca Tognacci
si ringraziano per la collaborazione Claudio Gasparotto, Mauro Marianelli
aiuto-regia Milena Mami
regia Davide Schinaia
produzione Teatro della Centena, 2004, in collaborazione con MAAN con il contributo di Provincia di Rimini/Assessorato ai Beni e Attività Culturali

Come il libro da cui è tratto, anche lo spettacolo, ha un obiettivo: rompere quel pregiudizio che non prevede l’irriducibile mistero di ogni esistenza.
“Il pregiudizio sembra inattaccabile, impermeabile a qualunque evidenza, fino a quando non si escogita la formula giusta, la parola capace di annientare l’effetto letale. Il pregiudizio, infatti, avvilisce e uccide, essendo capace di incrinare gli affetti più forti: quelli tra genitori e figli, tra coloro che hanno scelto di affiancare le proprie vite, tra amici. Mostrando a tutti che il pregiudizio ha torto e non ragione di essere, che è solo il mantello del re nudo, nudo come tutti noi dinanzi al desiderio di vivere una vita felice, ci sentiremo simili nelle emozioni e unici nelle scelte e nelle storie”.
da “Gli Svergognati” di Delia Vaccarello

“E’ il sentimento. E’ la passione. Nel nome dell’amore. E’ sicuramente la passione il filo conduttore di “Tu amore mio...” di e con Maurizio Argàn. La passione e l’amore di un padre verso il proprio figlio, un affetto forte e sincero incrinato dal pregiudizio: il padre alletta le notte di nottambuli uomini esibendosi in qualche locale con veli, pizzi, giri di boa.
Gli spettatori divisi in due spalti ad osservarsi ed osservare la passerella sulla quale l’attore si muove e consuma il suo monologo tratto da “Gli svergognati” di Delia Vaccarello. Parole fatte di passato e di presente, di ricordi e di quel che sarà, intrise di desiderio di volere vivere una vita felice. Uno spettacolo fatto di momenti intensi, introspettivi, da confessionale, molto passionali, alternati ad attimi più frivoli e spensierati ma ugualmente intensi, alla ricerca della vera felicità lontana dal pregiudizio”
da TEATRUS, Michele Pazzini, nov. 2003

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