ZOOM / RETROSPETTIVE
el escopetero
01/12/2004 - da mercoledì 1 a venerdì 3 dicembre 2004 h 21,15
pianoterra
l'uomo col fucile

(2 e 3 dicembre matinée per le scuole)

dal testo omonimo di Carlos Liscano
traduzione Fernanda Hrelia
di e con Maurizio Argàn
collaborazione alla regia Davide Schinaia
produzione Teatro della Centena, 1999

venerdì 3 dicembre h 22,15 (dopo lo spettacolo)
incontro con Fernanda Hrelia, traduttrice del testo di Carlos Liscano

“La democrazia non ci è stata donata, è costata sangue, fatiche, genialità. Non ci è stata elargita una volta per tutte, va riconquistata giorno dopo giorno, come l’amore di una donna, reinventata continuamente come l’educazione di un figlio, e, se è malata, curata come una madre, come una mano che si è ferita mentre scriveva una meravigliosa poesia d’amore. Benché in questo momento ci paia invecchiata, imbruttita, la democrazia rimane il respiro delle libertà fondamentali di un popolo, bisogna non dimenticare mai che quel respiro può essere ridotto a ben poca cosa da avvelenamenti ideologici le cui tossine sono già in distribuzione.”
Ettore Masina

La sfida dei vinti
E’ spesso un teatro di solitudini, popolato da marginali assurdi e lucidi al tempo stesso, quello proposto dalla drammaturgia di Carlos Liscano, autore uruguayano attivo anche nella narrativa e nel giornalismo.

Prigioniero politico per tredici anni nelle carceri della dittatura militare, Liscano riconosce in questa esperienza il momento fondante di essere scrittore.
“In carcere sono diventato adulto, in carcere mi sono spuntati i primi capelli bianchi, in carcere ho fatto le migliori amicizie e in carcere sono diventato scrittore. Sento che qualcosa di quel viaggio ai limiti del linguaggio è la base più profonda di tutto quello che ho scritto, in carcere e dopo il carcere”- ha spiegato. “Viaggio ai limiti del linguaggio significa sostanzialmente recuperare la parola ed aggrapparsi ad essa per non morire. Quando si vive da reclusi non si riesce a superare il desiderio del mondo reale, del mondo degli uomini liberi. Ed è allora che si delinea una possibilità, anche se indiretta di ritornarci: attraverso l’ironia e l’umorismo…. Se si diventa l’oggetto stesso della propria burla ci si può salvare” - ha aggiunto l’autore. Un’autoironia funzionale e dolente percorre, dunque, ogni personaggio del suo teatro, ne è la materia prima ed è ciò che permette alle sue figure di proporsi in modo non convenzionale. E’ questo il modo scelto per dare spazio a storie di desolazione e di ingiustizia. Il sentirsi inutili e di troppo sul pianeta, come nel caso de l’uomo col fucile, un personaggio senza nome che assume il carattere allegorico di una categoria di vinti, è la considerazione essenziale per rendere possibile il fucile mentale, l’illusoria, ma potente, consolazione.
“Il detenuto è un essere vinto” – afferma ancora Liscano – “eppure la sua esistenza sfida i vincitori.”
E’ una considerazione che troviamo alla base dei suoi personaggi e che, in particolare ne l’uomo col fucile, può aiutarci a comprendere la natura di essere che, pur nella sconfitta rappresenta una minaccia per il sistema. Minaccia che si esprime nel più delirante e metaforico degli strumenti: il fucile mentale, inquietante perché è soprattutto una potenzialità.
Fernanda Hrelia

Questo spettacolo è dedicato a mio padre Mario, antifascista fino alla fine della sua vita e a tutti quelli che hanno combattuto e combattono per la libertà e diritti dei popoli.
Maurizio Argàn

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