ZOOM / RETROSPETTIVE
dovevamo scegliere (e siamo stati scelti)
19/01/2005 - da mercoledì 19 a venerdì 21 gennaio 2005 h 21,15
pianoterra

(20 e 21 gennaio matinée per le scuole)

di Fabio Biondi
tratto da “Il Minotauro” di Paolo Puppa (Puppa, Paolo Famiglie di notte, Palermo, Sellerio, 2000)
con Maurizio Argàn
elaborazione delle scene Pier Paolo Paolizzi
collaborazione al progetto Stefano Bisulli
assistente alla regia Nicoletta Fabbri
regia, spazio, luci Fabio Biondi
una co-produzione Teatro degli Dei/Serra Teatro/Teatro della Centena/Provincia di Rimini/Santarcangelo dei Teatri/VolterraTeatro, 2002

Prima del Minotauro
Ancora una volta partire dal solito problema. Tornare in scena per ritrovare le stesse inquietudini, per interrogarsi su alcune ossessioni che il teatro da sempre si porta addosso. La dualità delle identità, le differenze dei rispettivi ambiti, dei possibili percorsi: voluti o subiti. Fra il desiderio e la volontà di determinare un'esistenza e la consapevolezza di riconoscersi diversi, oppure altro da sé. Annullando i termini di paragone e senza indugiare (troppo) sulle cause e sui sensi di colpa.
Ognuno di noi può essere, in qualsiasi momento o per sempre, il prodotto di azioni, relazioni e sentimenti contrapposti, nella bellezza e nella sofferenza, nella rabbia e nell'accettazione della propria condizione.
Ritornando sempre, ogni volta, ogni giorno che nasce alla ricerca di un inizio, di una nuova vita, della prima volta che ci ha reso felici.
E poi altro: quanto non si riesce a comprendere, quando non si riesce ad esprimere, a comunicare. Gli scarti improvvisi, le inevitabili accelerazioni, le amate oscurità che hanno bisogno di un sorriso, di una carezza, la solidarietà della gente, la solitarietà delle proprie scelte: le contraddizioni con cui ci nutriamo, tutti i giorni, per la qualità dei nostri pensieri.
Dei miti, splendore e decadenza di ogni civiltà, di ogni coscienza, di tutti i linguaggi moderni, non possiamo parlare; si ingoiano con la speranza che siano loro a parlare anche per noi.

Dentro e oltre il Minotauro
M. è fermo ma non è immobile.
M. è da solo ma non è solo.
M. è sofferente ma non sta male.

M. è turbato e sereno.
M. è impotente e volitivo.

M. è fuori dal tempo.
M. è dentro lo spazio.
M. è dentro il suo corpo.
M. è tutto il suo corpo.

M. è il suo corpo.

Abbiamo scelto di bloccarlo dal resto della storia.
Di sottrarlo all’ambiente circostante.
Di mettere a fuoco le sue minime possibilità di manovra.
Di esaltare le sue infinite probabilità di evoluzione.

Per trasmettere la sua condizione presente, per esaltare la sua forza bloccata.
Per la potenza del suo sentimento, la durata del suo amore, comunque amore.
Fabio Biondi

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