-- KONFINEZOOM espansioni teatrali
10/11/2005 - giovedì ore 21,15
Pianoterra
TEATRO MINIMO-Andria

di e con Michele Santeramo e Michele Sinisi

luci - Fausto Allori
realizzazione scene - Gianluca Rella
selezione Enzimi Teatro 2003

In un paese non meglio identificato, una famiglia vive la sua vita normale in una stazione ferroviaria bombardata, molto vicina al campo dei soldati italiani che stanno ricostruendo i binari rotti dalla guerra. Una famiglia composta da una madre, tre figli maschi, e un vecchio acquisito a seguito della guerra, non parente di sangue, diciamo conoscenza di vita. Il racconto è quello di un viaggio, uno solo, che per compiersi intero deve essere tentato quattro volte. Konfine è una storia di storie. Una storia tragica di tragiche storie. Storie, con motovedette e leggi, che non riescono a capire la Storia. E cioè che gli immigrati non si possono fermare.

….Si parlerà di gommoni, di onde. Di uomini che sognano, di corpi affogati sballottati dal mare. Si parlerà di leggi, di impronte digitali, di impronte che alcune storie lasciano nella coscienza. Si parlerà di tutto questo. Sì, confine, ma con il «k». Il kappa della durezza, della repressione, della mancanza di rispetto dei diritti degli uomini… In Konfine Michele Sinisi e Michele Santeramo unificano le due strade di ricerca teatrale sino ad ora percorse: l'impegno civile nel denunciare l'orrore che provano gli immigrati nello sfidare il mare, nell'essere sfruttati anche per pagare il biglietto sulle carrette della morte, nel rischiare di morire quando la costa sembra ormai a portata di mano, e il ricordare, quindi tenere viva la memoria, che i diritti degli uomini non vanno calpestati. Konfine prende lo spunto dalle notizie di cronaca, tragicamente sempre uguali: clandestini che affogano in mare, che rimangono asfissiati nei vagoni e nei camion. E prosegue raccontando la terribile storia di una famiglia di immigrati che per quattro volte tenta lo sbarco in Italia. Quattro viaggi tra le onde, l'oscurità, la paura, la legge Bossi-Fini. Per tre volte il viaggio finisce tragicamente e la famiglia, a pezzi, muore. Tre tentativi, tre morti. L'ultimo viaggio riesce, ma il superistite viene bloccato, preso, identificato, schedato. E rimpatriato. E mentre il clandestino ritorna là da dove era partito, si odono le note di una banda che suona. Una banda che suona per celebrare l'arrivo in Italia dei Savoia. Altri immigrati, di altro ceto. Konfine è, dunque, una storia di storie. Una storia tragica di tragiche storie. Storie, con motovedette e leggi, che non riescono a capire la Storia. E cioè che gli immigrati non si possono fermare. Siamo, infatti, in presenza di un cambiamento storico, che non può essere bloccato con manette o impronte digitali, ma che dev'essere compreso, capito. La storia siamo noi, cantavamo una volta. Oggi la storia sono anche loro, gli immigrati. Alcuni analfabeti della storia, però, non lo capiscono.

Michele Palumbo – Gazzetta del Mezzogiorno

Un raccontatore, un capocomico di confine avvia una storia, vestita di tutto punto, In un paese non meglio identificato (l’Albania? Chi può dirlo?), una famiglia vive la sua vita normale in una stazione ferroviaria bombardata, molto vicina al campo dei soldati italiani che stanno ricostruendo i binari rotti dalla guerra. Una famiglia composta da una madre, tre figli maschi, e un vecchio acquisito a seguito della guerra, non parente di sangue, diciamo conoscenza di vita. Il racconto è quello di un viaggio, uno solo, che per compiersi intero deve essere tentato quattro volte. Il primo a partire per l’Italia, clandestinamente, è il figlio maggiore. Ma il suo viaggio finisce in mare, nel primo pezzo di quel viaggio che lui avrebbe voluto portare a termine. Finisce nella descrizione di un pescatore pugliese, introdotto dall’apertura di un siparietto alle spalle del narratore che racconta la sua esperienza in mare, a prima vista senza nessuna relazione col viaggio tentato dall’aspirante clandestino. Sarà lui, il pescatore, a ritrovare il corpo blu e gonfio del ragazzo, e lo lascerà in mare, con lui lasciando tutta la pesca fatta a strascico in quella giornata, perché chi ti crederebbe se tornassi con un cadavere e dicessi d’averlo trovato così, casualmente, in mare? Scompare il pescatore con la sua storia dietro il siparietto che si richiude

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